Le fate dai “Pè d’Oca”

Nelle colline del Biellese antiche leggende raccontano di una misteriosa popolazione di stranieri che custodiva tecniche segrete per l’estrazione dell’oro. Questi stranieri in principio furono accolti con benevolenza dalle genti locali, ma presto l’avidità fece crescere il sospetto e la gelosia negli animi della gente. Quando con l’inganno si scoprì che gli stranieri custodivano un misterioso segreto vennero perseguitati e cacciati come mostri.

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Un’antica leggenda narra che degli stranieri alti, biondi, con gli occhi azzurri arrivarono un giorno nei territori che oggi appartengono al comune di Muzzano. Gli stranieri furono accolti con benevolenza dalla gente locale ed in cambio  promisero di insegnare come estrarre l’oro dai fiumi e dalle montagne. Si racconta che gli uomini in particolare erano attenti e premurosi verso i nuovi arrivati per via della bellezza e della formosità delle loro donne.

Le donne locali si opposero con forza alla permanenza dei nuovi arrivati a causa dell’eccesiva attenzione che i mariti  e futuri sposi prestavano nei confronti delle belle straniere.

Una sera durante un ballo mentre la gente era radunata intorno al fuoco una giovane vide spuntare qualcosa di insolito da una delle lunghe gonne abitualmente indossate dalle straniere. La giovane scoprì che le donne avevano gli arti inferiori deformati, i loro piedi erano a forma di zampa d’oca, per questo motivo portavano sempre delle gonne lunche fino a terra.

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Le donne straniere vennero schernite pubblicamente e sotto l’ilarità generale vennero insultate e maltrattate. Gli stranieri si offesere e decisero di andarsene, passarono l’ultima notte riparati in quella che era stata la loro dimora nei pressi di un dirupo sul fiume Elvo che prese il nome di Rocca delle Fate.

La gente di Muzzano decise di armarsi per andare ad estorcere con la forza le tecniche di estrazione dell’oro prima che gli stanieri se ne andassero. All’alba armati di bastoni e mazze si avvicinarono alla grotta degli stanieri, ma li vennero abbagliati da una luce folgorante. La luce era emanata da una fanciulla vestita d’oro, una fata meravigliosa. Accanto alla fata si rizzo un serpente gigantesco che sputava fuoco. La gente di Muzzano fuggì impaurita e si riparo nelle proprie case, mentre gli stanieri fecero perdere le loro tracce.

A pochi chilometri di distanza nel comune di Mongrando la storia si ripete, esiste infatti una leggenda molto simile che racconta l’arrivo di bellissime fate che promisero di insegnare i segreti per estrarre l’oro. Probabilmente si trattave della stessa gente fuggita da Muzzano.

Anche qui le straniere devono fuggire dopo che le donne locali scoprirono il segreto dei piedi deformi. Le straniere a questo punto probabilmente  si nascosero nei boschi della montagna vicina. La testimonianza ci arriva dai racconti tramandati dalla gente del vicino comune di Netro.

Si narra che in tempi antichi i netresi videro del fumo salire dalle montagne. Subito si pensò a stranieri che si erano stabiliti in quelle zone selvaggie. Un giorno un giovane coraggioso si incamminò su per la montagna portando con sè degli ortaggi da portare in dono agli stranieri. Gli stranieri furono molto contenti delle verdure e per contraccambiare regalarono al giovane un sacchetto pieno d’oro. La notizia subito si sparse e la gente di Netro andò spesso a trovare gli stranieri della montagna portando in dono degli ortaggi e ricevendo oro in cambio. La gente di Netro era felice della presenza dei nuovi arrivati ma erano incuriositi dalle loro lunghe vesti che toccavano fino a terra.

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Un giorno organizzarono uno scherzo ed invitarono gli stranieri in paese per festeggiare e ballare insieme. Gli stanieri accettarono e portatono altri sacchetti d’oro per ringraziare dell’invito. Alla sera quando tutti furono presenti al tocco delle campane tutti i tombini furono chiusi e l’acqua allagò la piazza tdel paese. Gli stanieri per non bagnare le loro vesti dovettero alzarle mostando i loro piedi palmati. Sotto le risa e gli scherni dei netresi gli stanieri si offesero e fuggirono portandosi via il segreto sull’estrazione dell’oro.

Primi salti del torrente Elvo

Tutte queste leggende ambientate nelle zone della valle Elvo per anni si sono tramandati in questi luoghi misteriosi, la corsa all’oro sulle rive del fiume Elvo ha aiutato ad accrescerne la fama e le ha conservate fino ai giorni nostri.

Il sentiero fino alla Rocca delle Fate è ancora presente oggi ed è possibile percorrerlo in  circa due ore, chiamato “Sentiero dei Pe’ d’Oca” parte da Netro per arrivare fino al magico luogo del “Roc delle Fate”. Lungo il percorso sono presenti delle stazioni in legno che raccontano l’antica leggenda dei Pe’ d’Oca ed il sentiero è di facile percorrenza e ben segnalato.

Che fine avranno fatto le belle fate dai piedi d’oca?

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Nessuno lo sa, ma poco distante, nei pressi del Lago Nero vicino ad Ivrea, numerosi racconti parlano di avvistamenti di “masche” (o streghe) dai piedi d’oca che popolano i boschi della zona.

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